Proprio ieri è comparsa su tutti i giornali italiani la grave notizia secondo cui sarebbe stato danneggiato il cimitero italiano a Tripoli, il cimitero di Hammangi in cui riposano le spoglie di 6000 italiani sepolti dai tempi dell’occupazione coloniale della Libia.

Non è vero nulla.

I fatti si riferiscono a un episodio avvenuto nel 2011, quando il cimitero di Hammangi fu devastato in risposta al cambiamento di posizione da parte di Berlusconi, il quale aveva deciso di abbandonare Ghedaffi e appoggiare la scelta della Francia di bombardare la Libia.

Le foto delle macerie di un altare del cimitero che circolano in rete in questi giorni sono quindi vere, ma assolutamente non recenti.

Io credo che sia stato il governo di Tobruk, il governo riconosciuto a livello internazionale, a far trapelare questa falsa notizia con lo scopo di acuire la tensione tra italiani e libici.

Il punto cruciale, però, è che un giornalista, prima di diffondere una notizia così grave, dovrebbe verificare le sue fonti. E invece questo non succede.

Oggi i giornalisti si limitano a ricevere qualche fax di agenzia o qualche notizia passata sotto banco dagli uffici di qualche procura in cerca di fama e notorietà, imbellettano il tutto e lo pubblicano come notizia. A volte, poi, prestano la loro penna al servizio di magistrati o politici per creare un caso mediatico ad hoc, montare o smontare una notizia, innalzare o distruggere una reputazione.

E chi se ne frega poi se la notizia è falsa e tendenziosa o se una persona viene distrutta dal linciaggio mediatico.

Forse le redazioni non hanno i soldi per mandare i propri inviati sul campo a verificare, forse, più che un problema di soldi, è una questione di linea editoriale, di asservimento dei capi-redattori alla linea dominante, ma a mio parere la professionalità nel mestiere di giornalista dovrebbe sempre comprendere la verifica delle fonti.

Ora, che una bufala sia data dal giornalino di quartiere lo si può anche accettare, ma che notizie così gravi siano rilanciate da grandi testate senza nessuna verifica, no. Questo io non lo accetto. È uno scandalo.

FallaciCi vorrebbero i veri giornalisti di una volta, quelli scomodi, che andavano in giro a fare domande e a dare fastidio, i grandi reporter che, se necessario, prendevano un aereo e andavano a toccare con mano le situazioni prima di scrivere un articolo.

Ci vorrebbe un nuovo Terzani, o una nuova Fallaci, la quale, pur se lontana dalle mie posizione sull’Islam, le cose le andava a vedere e vi si immergeva.

Per capire la situazione della Libia di oggi, spezzata tra due governi, lei sarebbe venuta qui, avrebbe girato per le strade affollate di Tripoli, avrebbe camminato tra le macerie di Bengasi, avrebbe fatto domande, ficcato il naso, intervistato civili e militari. Poi si sarebbe fatta la sua idea e l’avrebbe esposta nei suoi articoli.

Ecco, io vorrei giornalisti così, inviati, reporter, che espongano pure le loro opinioni, che abbiano anche posizioni lontane dalla mia, che mi facciano perfino arrabbiare per le loro idee, ma che prima di tutto cerchino la verità, che offrano al lettore dati concreti e verificati e non che raglino una realtà parziale, manipolata, o perfino inventata solo per stare nel coro.

Ecco, io vorrei la verità, prima di tutto.

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