La settimana scorsa qui a Tripoli abbiamo festeggiato il quinto anniversario della Rivoluzione del 17 Febbraio.

Nel 2011 la Primavera Araba, sbocciata in Tunisia, portò in tutto il mondo arabo movimenti di piazza che in alcuni casi crebbero fino a diventare vere e proprie rivoluzioni.

Così è stato per la Libia, la Siria e lo Yemen, solo che, a differenza della Rivoluzione Libica, quelle in Siria e in Yemen non sono state appoggiate coralmente dal popolo, si sono perpetrate per anni trasformandosi infine in guerre civili e portando agli effetti devastanti che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

La Rivoluzione Libica, invece, seppure anch’essa molto sofferta, è stata l’ultima rivoluzione vittoriosa, grazie anche agli aiuti ricevuti dall’esterno.

 

(AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA)
(AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA)

Per i libici la Rivoluzione del 2011 è stata un evento epocale, un punto di svolta della loro storia nazionale, che li ha definitivamente allontanati dalle ombre di un regime a cui mai e poi mai vorrebbero tornare.

È dunque il caso di ricordare a chi oggi rimpiange la sicurezza e la stabilità che Gheddafi dava alla Libia, chi era veramente il Raìs.

La storia ci insegna, infatti, che, allontanandosi i motivi della sofferenza, spesso gli uomini mistificano il passato fino a fraintenderlo totalmente.

Autoproclamatosi Re dei Re, Teologo universale, Grande Re di tutta l’Africa, Suprema Guida della Repubblica Socialista Libica, il colonnello Gheddafi prese il potere con un colpo di stato da operetta nel 1969. Da allora ha consolidato la propria posizione all’interno in modo sanguinario e crudele e all’esterno dichiarando guerre, regolarmente perse, ai paesi vicini e creando di fatto il moderno terrorismo islamico.

Impiccagioni pubbliche, torture, prigioni politiche sparse per il Paese erano gli strumenti fondamentali del controllo e della repressione.

Migliaia i “Dimenticati”, uomini arrestati per motivi futili che venivano rinchiusi in carcere senza mai vedere un magistrato. Io stesso, durante gli interminabili mesi che ho trascorso in una prigione politica qui in Libia, ne ho conosciuti tanti: erano rinchiusi da decenni e trascinavano la loro misera esistenza sopravvivendo senza medicine, senza cibo adeguato, senza mai vedere un avvocato o un parente e infine morendo, soli e disperati.

L’inerte crudeltà del sistema faceva sì che, in caso di morte, le famiglie comunque non venissero avvisate e i parenti continuavano, anche per anni dopo il decesso, a portare alle prigioni in cui speravano fossero i loro cari cibo e beni, regolarmente spartiti tra le guardie.

libia terrorismo

Grazie a un sistema scolastico di infimo livello, censurando la TV e l’informazione, vietando satelliti, cellulari e ogni contatto con l’esterno, Gheddafi ha creato generazioni di libici ignoranti imbevuti di nazionalismo. La massa perfetta da governare.

Se questa era la situazione interna, nella politica estera è stato di fatto il creatore del moderno terrorismo islamico. il colonnello ha investito miliardi per creare, armare e finanziare non solo le radici del terrorismo islamico ma ogni genere di terrorismo n nel mondo.

L’attentato di Lockerbie del 1988, che ha causato 270 vittime, e l’attentato al volo UTA in Niger del 1989, che ha causato 170 morti inclusi 54 francesi, sono forse gli eventi più tristemente famosi, ma anche le offensive sanguinarie di quegli anni dell’Eta in Spagna e dell’Ira in Irlanda sono interamente dovute alle risorse finanziarie e alle forniture di armi garantite dai servizi libici, i quali perseguivano un programma di rivoluzione mondiale molto più pericoloso, organizzato e violento di Al Qaeda e forse anche dell’Isis.

Per anni i terroristi islamici del Colonnello hanno viaggiato per il mondo, creando contatti, fornendo logistica e addestramento a numerose organizzazioni terroristiche arabe ed europee. Dietro ogni importante atto terroristico dei decenni Settanta e Ottanta c’erano i soldi del petrolio di Gheddafi: dalla strage alle Olimpiadi di Monaco del 1972, rivendicata dal gruppo Settembre Nero, alle decine di azioni armate attribuite al Consiglio Rivoluzionario al-Fath guidato da Abu Nidal, tra cui gli attacchi agli aeroporti di Vienna e Fiumicino del 1985, fino alla strage alla stazione di Bologna nel 1980, la cui pista libica è stata, come di consueto, insabbiata.

Quello che sconvolge, però, non è solo la follia sanguinaria e teatrale di questo Dittatore, ma la risposta altrettanto folle e contraddittoria dei politici mondiali.

Definito “cane pazzo” e “organizzatore del terrorismo fondamentalista islamico” da Reagan, nemmeno due decenni dopo Gheddafi è stato definito da Bush e Blair “baluardo contro Al Qaeda e il terrorismo”.

(ANSA/LIVIO ANTICOLI/DRN)

Ovviamente l’Italia, specialista assoluta nel cambio di casacca in corsa, non è stata da meno. Salito al potere, il Raìs ha cacciato dalla Libia migliaia di italiani che dai tempi della conquista si erano nel frattempo perfettamente integrati nelle comunità locali. Ne ha espropriato case e terreni, impoverendoli di colpo, ci ha insultato pubblicamente per anni, ha tentato ripetutamente di bombardare le nostre coste e ha finanziato ogni genere di terrorismo ai nostri danni. Eppure, d’un tratto, i premier italiani hanno fatto a gara per lodarlo e Gheddafi è diventato degno di ammirazione e amicizia, esaltato da D’Alema, sbaciucchiato da Berlusconi e abbracciato da Prodi, il quale definì “un mite studentello” il figlio del dittatore, proprio quel Saif al-Islam Gheddafi che allo scoppio della Primavera Araba nel 2011 ordinò personalmente di sparare contro i manifestanti radunatisi nella Piazza Verde di Tripoli (diventata poi, per l’appunto, Piazza dei Martiri) e che oggi è ricercato per crimini contro l’umanità.

Ma si sa, la Storia non può insegnare nulla a chi fa di tutto per dimenticarla.

Le visite ossequiose di Renzi a governi sanguinari e filo-terroristici come l’Arabia Saudita e l’Egitto confermano infatti che, tolta forse la breve parentesi craxiana, in politica estera i nostri governanti continuano essere lacchè senza visione né dignità.

 

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