Per più di un anno le Nazioni Unite hanno tentato di guidare il processo di riconciliazione politica in Libia, prima con l’inviato spagnolo Bernardino León, poi con il passaggio di consegne al tedesco Martin Kobler.

Duranti i primi mesi del suo mandato Bernardino León aveva zelantemente fatto la spola tra il Governo di Tripoli e il Governo di Tobruk, cercando, inutilmente, di raggiungere un accordo. Quando poi, però, è emerso che il diplomatico spagnolo, pur essendo ancora impegnato nell’incarico di mediazione in Libia, era già in trattativa per assumere il ruolo di direttore dell’accademia diplomatica degli Emirati Arabi Uniti, che non hanno mai fatto mistero di desiderare più di ogni cosa una Libia frammentata, la sua credibilità è venuta meno e le Nazioni Unite hanno dovuto correre ai ripari sostituendolo in tutta fretta.

Da novembre, quindi, il portavoce dell’ONU in Libia è Martin Kobler, il quale, con tipica efficienza teutonica, sembra aver risolto la questione in meno di un mese.

Accordo Libia - Martin Kobler
Martin Kobler, rappresentante dell’ONU in Libia. (Federico Scoppa/AFP)

 

Kobler ha parlato con i Governi di Tripoli e di Tobruk, ha incontrato perfino il Generale Haftar, poi ha invitato le parti in Marocco e il 17 dicembre scorso a Skhirat ha sottoscritto con loro un accordo per un Governo di Unità Nazionale, guidato da Fayez Serraj, deputato di Tobruk originario di Tripoli.

Alla firma era presente anche il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni, a voler sottolineare come quell’accordo fosse figlio della Conferenza sulla Libia tenutasi a Roma il 13 dicembre, che è stata tanto apprezzata dal parterre diplomatico internazionale e durante la quale è stato promesso niente meno che un governo di unità nazionale a Tripoli entro 40 giorni.

Bene, allora cominciamo a contare.

Intanto, in questi primi dieci giorni dalla firma di quel trattato, dal punto di vista politico qui in Libia le cose non sono cambiate, anzi, se possibile sono peggiorate.

Infatti, il nuovo governo di unità nazionale previsto dall’accordo firmato in Marocco sotto le bandiere dell’ONU, invece di andare a sostituire i due governi già esistenti nel paese, si è aggiunto ad essi costituendo a tutti gli effetti un terzo Governo in Libia.

Accordo Libia - Gentiloni alla Conferenza di Roma
Il segretario di stato statunitense John Kerry, il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni e l’inviato dell’Onu Martin Kobler alla conferenza di Roma il 13 dicembre 2015. (Remo Casilli, Reuters/Contrasto)

 

Nuri Abu Sahmain, presidente del Congresso Nazionale Generale (GNC) di Tripoli, e Aguila Salah, il presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk, hanno sconfessato i firmatari dell’accordo di Skhirat, affermando che essi non agivano in nome dei governi da loro guidati e hanno impedito, all’interno dei loro rispettivi parlamenti, qualsiasi voto di ratifica di tale accordo.

I diplomatici internazionali sapevano certamente che i convenuti in Marocco non avevano l’appoggio dei governi di cui si dicevano rappresentanti, ma forse l’ONU ha preferito portare avanti il teatrino di quell’incontro per rilanciare la propria immagine di mediatrice di pace, dopo la figuraccia fatta con León.

Anche la stampa e la televisione italiane si sono allineate a questo clima di fiducia e, per la prima volta da anni, per parlare della Libia non hanno usato le solite immagini di repertorio di arabi che si scontrano e si uccidono, ma finalmente immagini di una Tripoli tranquilla e serena.

È un anno che dico che Tripoli è tranquilla e serena e nell’ultimo mese l’ho dimostrato con diverse immagini recenti della città.

Qui a Tripoli la notizia dell’accordo firmato in Marocco è giunta come voce lontana e di poco conto. I Tripolitani non vi hanno dato alcun peso, come fosse una notizia di politica estera che riguardasse qualche paese lontano e sconosciuto.

Accordo Libia
Awad Abdul Saddeq, vice presidente del Congresso Nazionale Generale di Tripoli, e Ibrahim Amash, deputato della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, il 6 dicembre 2015 a Tunisi.

 

Un’attenzione maggiore la stanno dedicando, invece, alla serie di incontri diretti tra il governo di Tripoli e quello di Tobruk, voluti espressamente da Nuri Abu Sahmain e Aguila Saleh, contrari a una risoluzione politica della situazione libica sotto la supervisione dell’Onu.

Il primo di questi incontri, che assumono quindi il carattere di legittimità che quello del Marocco non ha avuto, è avvenuto a Tunisi il 6 dicembre tra Awad Abdul Saddeq, vice presidente del Congresso Nazionale Generale di Tripoli, e Ibrahim Amash, deputato della Camera dei Rappresentanti di Tobruk.

I due rappresentati hanno gettato le basi per un’intesa tra le due fazioni per la costituzione di un governo di unità nazionale.

In un secondo appuntamento, avvenuto a Malta il 15 dicembre, Sahmain e Saleh si sono incontrati per la prima volta, hanno confermato la volontà di avviare un processo di dialogo Libia-Libia, che escluda l’intervento esterno della comunità internazionale.

Dal 23 dicembre, infine, Nuri Abu Sahmain e Aguila Saleh si trovano a Muscat, in Oman dove stanno continuando le trattative per giungere alla firma dell’accordo per la  costituzione di un governo di unità nazionale.

Tale accorso godrebbe dell’appoggio delle diverse forze Thuwar libiche che potrebbero garantire la sicurezza del nuovo governo.

Accordo Libia - Sahmain e Saleh
Nuri Abu Sahmain e Aguila Saleh durante il loro primo incontro a Malta il 15 dicembre 2015.

 

Il rischio, però, è di avere 4 Governi in Libia:

  1. il governo di Tripoli, nato dal Consiglio Nazionale di Transizione (NTC) dopo la rivoluzione del 2011;
  2. il governo di Tobruk, che, pur essendo riconosciuto a livello internazionale, si basa su un mandato scaduto il 20 ottobre scorso e da allora continua a riunirsi per auto-proclamazione;
  3. il governo previsto dal trattato di Skhirat, guidato da Fayez Serraj sotto l’egida dell’ONU;
  4. e il nuovo governo di unità nazionale previsto dall’intesa Tripoli-Tobruk, ancora da sottoscrivere e tutto da realizzare sul piano pratico.

 

In più, a complicare ulteriormente la faccenda, bisogna ricordare che, sebbene ci siano quattro governi, i ministri degli Interni a disposizione in Libia sono ben cinque,  perché l’ex-ministro del governo di Tobruk, pur sostituito, ha rifiutato tempo fa di dimettersi e ha aperto un suo ministero privato a pochi chilometri da Tobruk.

Insomma, la Libia è ben lontana dall’unificazione e sbaglia chi crede che la soluzione possa essere facile, veloce, o, peggio, imposta dall’esterno.

Il viaggiatore arabo Ibn Battuta, il Marco Polo d’Oriente, scrisse settecento anni fa che la caratteristica negativa che avrebbe sempre determinato la debolezza del mondo arabo era la sua frammentazione. In Libia le sue parole sono più attuali che mai.

Accordo Libia - Haftar
Le truppe del generale Haftar a Bengasi. (Abdullah Doma/Afp)

Quale futuro si può dunque immaginare per la Libia?

Io credo che ogni governo sia sempre specchio del popolo che rappresenta, non tanto perché da esso viene eletto, bensì perché in un circolo vizioso l’uno influenza l’altro con i propri comportamenti.

Tripoli si è assestata pacificamente da sola. I Thuwar, pur con i loro limiti sul piano procedurale e le loro fazioni interne, garantiscono alla città una sicurezza impensabile anche in molte città europee, assediate da poliziotti in assetto di guerra e sottomesse a leggi ogni giorno più liberticide.

A Tripoli la popolazione da mesi si è conquistata la propria normalità, apre negozi, esce, si muove.

Le basi dell’accordo che sta per essere firmato in Oman sono buone perché, essendo un accordo Libia-Libia senza mediazione esterna, esso soddisfa il diffuso senso nazionalistico dei libici, ma avrà successo solo se si svilupperà sulla scia dello spirito tripolitano di pacificazione e operosità.

 

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