Nella terza puntata della rubrica “Il Punto dell’Avventuriero”, pubblicata oggi sul Giornalesm.com, ho spiegato che la soluzione al problema dei migranti in partenza dalla Libia c’è ed è semplice. Basta solo volerla vedere…

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Uno dei temi più caldi di cui si parla in Italia è certamente il tema dell’immigrazione.

È un tema che ho già affrontato nel mio blog e sul quale ho risposto in alcune interviste, ma è un argomento che mi sta molto a cuore e per questo voglio parlarne anche oggi.

In particolare, per quanto riguarda il traffico di migranti in partenza dalle coste libiche, mi sconcerta vedere come, nonostante il passare del tempo e il fallimento di tutte le soluzioni proposte finora, nessuno voglia davvero vedere dove e qual è la soluzione al problema.

Perché il punto è proprio questo: la soluzione al traffico di migranti in partenza dalla Libia c’è.

Porto di Tripoli
Il Porto di Tripoli controllato e gestito dalle Forze Speciali di Sicurezza Marittima
(Thuwar Tripoli Port) alle dipendenze del Ministero degli Interni.

 

Anzi, si tratta di una soluzione semplice e soprattutto molto meno costosa di tutte le operazioni svolte finora nel Mediterraneo con gli esiti che sappiamo.

Come sa già chi mi segue da tempo, io ho preso parte alla Rivoluzione Libica nel 2011 e da allora faccio parte delle forze rivoluzionarie Thuwar.

Forze speciali di sicurezza marittima Thuwar Tripoli Port
Giulio Lolli con il Comandante generale del Porto di Tripoli e delle Forze Speciali
Sicurezza Marittima, Taha Mushratti.
Taha Mushratti a Sirte
Taha Mushratti a Sirte durante la vittoriosa campagna contro L’Isis.

Le milizie Thuwar, nate appunto come nuclei volontari durante la Rivoluzione, si sono poi assestate e oggi operano per il controllo e la sicurezza del Paese per conto del Governo legittimo di Fayez Al Serraj, unico governo libico riconosciuto dall’ONU.

Alcune katibe si occupano del controllo della città di Tripoli, altre dell’entroterra e altre ancora della costa e del mare. Io faccio parte delle Forze Speciali di Sicurezza Marittima del porto di Tripoli, che si occupano della gestione del porto, del controllo della costa e di effettuare missioni via mare.

Così, in questi anni, ho guidato come capitano diverse operazioni di salvataggio via mare di feriti e sfollati dalle zone di guerra, salvando dapprima centinaia di civili in fuga da Bengasi e poi molti valorosi soldati delle truppe volontarie feriti a Sirte durante la lunga battaglia che ha portato alla sconfitta dell’ISIS in Libia e all’uccisione di circa 3000 terroristi.

Missioni di salvataggio Tripoli Bengasi
Una delle Missioni di salvataggio di feriti dal terrorismo condotta da Giulio Lolli.

Parallelamente all’impegno in queste circostanze di emergenza e di guerra, le Forze Speciali di Sicurezza Marittima di cui faccio parte hanno effettuato anche molte operazioni di pattugliamento intercettando trafficanti di droga e armi e soprattutto bloccando più di 4000 migranti clandestini in partenza dalle coste libiche.

Queste operazioni di fermo sono state documentate, riportate al Ministero dell’Interno di Tripoli e i migranti sono stati assistiti, nutriti, e poi assegnati all’ufficio immigrazione.

salvataggio migranti Libia
Tutti gli oltre 4000 migranti salvati hanno ricevuto una completa assistenza
umanitaria in collaborazione con la MezzaLuna Rossa (la Croce Rossa dei paesi islamici).

Bene, direte voi, un bel successo.

Certo, questi risultati ci rendono orgogliosi. Ma con quanti mezzi li abbiamo raggiunti?

100 navi? 50? 10?

No. Una. Solo una.

Lo ripeto perché so che può sembrare incredibile: le Forze di Sicurezza Marittima del porto di Tripoli hanno fermato 4000 migranti in tre anni pattugliando la costa antistante Tripoli con una sola imbarcazione.

E di che barca si tratta?

Una grande nave ammiraglia come quelle italiane o inglesi che circolano nel Mediterraneo sotto la comune bandiera dell’operazione Sophia?

Una fregata? Un incrociatore?

Una barca donata dall’Unione Europea? O dal Governo di Tripoli? O dal Ministero dell’Interno o della Difesa?

No. Si tratta di una barca sequestrata dal Governo Rivoluzionario alla famiglia Gheddafi. Un semplice yacht che è stato riallestito come barca da pattugliamento e soccorso.

Yacht per il salvataggio dei migranti Tripoli
Lo yacht sequestrato alla famiglia Gheddafi con la quale le Forze Speciali di Sicurezza Marittima
hanno salvato oltre 4000 migranti.

Naturalmente, come tutte le imbarcazioni, anche questa ha bisogno di manutenzione e può essere soggetta a guasti.  Io personalmente l’ho riparata quattro o cinque volte, facendo arrivare anche un meccanico specializzato dall’Italia.

Più di questo, però, al momento non possiamo fare perché non ci sono fondi.

Così, mentre lo Stato italiano spende 800 milioni di euro per pattugliare senza successo le coste libiche, noi qui non possiamo fare più di quello che già facciamo per mancanza di fondi.

Ecco dunque qual è la vera soluzione al problema del traffico di migranti in partenza dalla Libia: sostenere economicamente il Governo di Tripoli affinché possa aumentare la dotazione di uomini e mezzi del porto di Tripoli e dei porti ad esso collegati.

Del resto le rotte delle migrazioni sono ben note: esse partono tutte dal tratto di costa libica che va dal confine con la Tunisia e arriva fino alla città di Homs. Spostandosi ancora più a est non si trovano più porti dai quali partono i barconi perché la distanza con l’Italia si fa eccessiva. Il tratto di costa da pattugliare è quindi preciso. Inoltre, l’80% di tutte le partenze si condensa in un tratto di costa lungo solo 153 miglia.

Si tratta quindi del tratto di costa libica che è sotto la sorveglianza dei porti di Zuara, Tripoli e Misurata, tutti pronti a collaborare a questa iniziativa.

Per quello che mi riguarda posso dire con certezza che i 150 uomini delle Forze Speciali di Sicurezza Marittima del porto di Tripoli sono pronti e addestrati.

migranti nel porto di Tripoli
Le Forze Speciali di Sicurezza Marittima del Porto di Tripoli offrono ai migranti salvati la più completa assistenza
umanitaria senza ricevere nessun supporto da governi o ONG Europee.

Se l’Italia volesse davvero fermare il traffico di migranti in partenza dalla Libia dovrebbe quindi supportare chi questo traffico lo ferma davvero e non chi finora non ha fatto nulla o, peggio, chi se n’è approfittato.

Come è stato dimostrato recentemente, infatti, alcune Organizzazioni Non Governative, proprio quelle che dovrebbero essere organizzazioni umanitarie senza fini di lucro, sembrano invece essere in accordo con i trafficanti perché si presentano a poche miglia dalla costa libica, ancora in acque territoriali libiche, per trasbordare i migranti dai barconi degli scafisti e portarli in Italia, dove evidentemente il business migranti fa gola a molti.

Inoltre, all’interno della costosissima quanto inutile operazione Frontex, l’Italia ha fatto un accordo per addestrare la guarda costiera libica. Bene, ma allora dov’è questa Guardia Costiera? Dove tiene i propri mezzi? Quali operazioni ha condotto e con quali risultati?

La verità, purtroppo, è che, ancora una volta, il Governo Italiano non ha saputo scegliere i progetti giusti su cui puntare e ha sperperato i soldi dei cittadini.

Non mi stanco di ripetere ai giornalisti e a chiunque sia interessato di venire di persona a Tripoli per capire davvero cosa succede qui in Libia, come si stanno muovendo le cose, quali potenzialità potrebbero essere sfruttate e quali risorse invece vengono quotidianamente sprecate.

Il traffico di migranti in partenza dalla Libia può essere fermato con un centesimo della spesa sostenuta finora dal Governo italiano.

La soluzione c’è. Per chi la vuole vedere.

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