«À la guerre! À la guerre!», «Alla guerra! Alla guerra!».

In questi giorni tumultuosi dopo gli attentati di Parigi si alzano da più parti voci vendicative che chiamano alla guerra, che invitano a reagire con fermezza e intransigenza.

«Armiamoci e partite!», diceva una volta qualcuno.

Bene, se siete proprio convinti che la guerra, quella che dite voi, quella con i bombardamenti a tappeto su villaggi e città, sia la soluzione, allora armatevi e partite, ma state attenti perché forse al posto del moschetto avete sotto braccio solo un fascio di idiozie.

Come quella impareggiabile di Salvini, che proclama di voler bombardare la Siria e Libia.

Io non sapevo che Salvini fosse a capo delle forze armate o che comandasse una propria aviazione, ma credevo almeno avesse la capacità di leggere i comunicati ufficiali dello Stato Islamico (IS o Daesh, come dir si voglia), il quale è dichiaratamente il mandante tecnico e ideologico degli attentati di Parigi.

Ebbene, chi volesse prendersi la briga di leggere tali comunicati scoprirebbe che lo Stato Islamico, oltre a essere l’organizzatore degli attentati di Parigi recenti e passati, di quelli in Libano, in Tunisia e in diversi altri paesi, arabi e non, degli assassini di prigionieri occidentali, giapponesi e arabi, da oltre un anno afferma e conferma esplicitamente sia la sua posizione geografica, che non è la Libia, sia la sua capitale, che non è Tripoli, sia la sua fonte principale di sostentamento, che non è il petrolio libico, sia i suoi finanziatori, sia le sue dichiarazioni di guerra.

Aree controllate dall'ISIS (Der Spiegel)
Aree controllate dall’ISIS (Der Spiegel)

Evidentemente Salvini si ispira a uno statista come George W. Bush che per rispondere a un attacco in cui furono disintegrati due grattacieli e mezzo Pentagono, condotto da parte di terroristi sauditi, pagati da un principe saudita, invase l’Iraq.

Incomprensibili come le parole di Salvini arrivano le dichiarazioni di guerra del Presidente francese Hollande.

Hollande per me è un bel mistero: da mesi ha deciso di mandare i Rafale francesi a bombardare la Siria, da questi raid aerei ha ottenuto risultati pari a zero, anzi, per tutta risposta l’ISIS ha attaccato Parigi con gli attentati di venerdì scorso, eppure lui propone ancora come soluzione l’intervento aereo e manda altri bombardieri sui cieli di Raqqa.

Non è bastata la lezione?

Cos’altro ancora vi serve per capire che lo Stato Islamico si combatte sul terreno, palmo a palmo, con azioni mirate, e non con bombe dal cielo che di intelligente hanno ben poco? Nessuno stato si sconfigge con bombardamenti strategici capaci solo di fare più vittime tra i civili che tra i miliziani. Lo Stato Islamico, essendo di fatto uno stato, si sconfigge quindi affrontandolo sul terreno e se questo modo di combattere è diventato un tabù, fatelo fare ai Curdi in Iraq e i Thuwar in Libia.

raid francesi in SiriaJussef Naaharia, comandante dello Stato Maggiore dei Thuwar di Misurata, settore di Sirte, mi ha inviato personalmente un appello affinché io lo diffonda: «Aiutateci a combattere l’ISIS. Non vogliamo soldi, non vogliamo truppe, solo proiettili e armi che, a causa dell’embargo, non possiamo comprare. Se non ci credete, dateci una quantità minima di armi, venite a vedere come combattiamo l’Isis e dopo dateci altri aiuti. Noi possiamo cancellare l’ISIS dalla Libia!»

Aiutateci a combattere l’ISIS.
Non vogliamo soldi, non vogliamo truppe, solo proiettili e armi.

Io posso confermarlo: i Thuwar possono sconfiggere l’ISIS in Libia. Solo loro possono riuscirci.

A Derna la Brigata 166 ci è già riuscita e ora i volontari della Katibe di Tripoli e di Bengasi sono pronti. Io l’ho visto con i miei occhi perché ho salvato molti di loro trasportandoli via mare negli ospedali di Misurata.

Non conosco un libico, e ne conosco tanti, che non odi con tutto il cuore l’ISIS.

I Thuwar di Misurata, di Tripoli, di Bengasi non sono le bande sanguinarie che i politici italiani immaginano a causa della loro totale ignoranza sul Medio Oriente. I Thuwar sono i protagonisti della Primavera araba, ragazzi normali che odiano il terrorismo e che tutta Europa ha incitato e sostenuto solo quattro anni fa; possono essere laici, religiosi o molto religiosi, ma assolutamente non terroristi.

Certo, nessuno è perfetto e anche tra i Thuwar ci sono state e ancora ci sono teste calde, ignoranti e violenti. Ma non terroristi. E i Thuwar stessi isolano e neutralizzano queste cellule violente.

Oggi Tripoli, Misurata e le altre aree controllate dai Thuwar e dal Governo di Tripoli sono cento volte più sicure di molte città italiane ed europee. I ristoranti sono aperti, i caffè si riempiono di gente fino a tarda sera, le strade nelle ore di punta sono intasate di traffico, nuove attività nascono ogni giorno, i servizi pubblici come scuole, ospedali, tribunali e polizia funzionano regolarmente.

La Libia ha un territorio molto vasto, grande come Spagna, Francia, Germania e Italia messe insieme, mentre l’ISIS al suo interno controlla solo tre aree ristrette geograficamente, individuate e conosciute. Che rischiano però di espandersi ed essere le nuove base di ogni traffico di esseri umani i cui proventi serviranno a finanziare il terrorismo.

Dunque ora tocca a voi: qui in Libia ci sono centinaia di Thuwar libici (più uno italiano) pronti ad andare a combattere l’ISIS a viso aperto, senza proclami inutili e rabbiosi.

Ci bastano armi e munizioni.

Ci aiutate? C’è qualcuno che risponde all’appello?

 

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