In un articolo precedente avevo affrontato il tema della presenza in Libia di più Governi e della difficoltà, anche per i rappresentanti diplomatici internazionali, di giungere a un accordo per un Governo di unità nazionale che fosse davvero realizzabile.

Il tema è più che mai attuale, dal momento che la Libia si trova ancora nella stessa situazione di stallo in cui si trovava a dicembre. Anzi, se possibile, le cose stanno peggiorando.

Ai due Governi già presenti in Libia, infatti, la diplomazia internazionale vorrebbe sovrapporre un Governo di unità nazionale, ma nel frattempo la forze del Califfato si sono saldamente insediate a Sirte, creando di fatto un’isola territoriale che, a meno di interventi militari forti, resta fuori da ogni controllo governativo.

Ma andiamo con ordine e ricapitoliamo la situazione.

1) Il governo di Tripoli

Nato dal Consiglio Nazionale di Transizione (NTC) dopo la rivoluzione del 2011, il Governo di Tripoli risiede stabilmente nella capitale e con le sue milizie Thuwar controlla il territorio di Tripoli e Misurata.

Martin Kobler, inviato dell'ONU in LIbia.
Martin Kobler, inviato dell’ONU in LIbia.

2) Il governo di Tobruk

Non riconosciuto dall’Alta Corte di Tripoli e illegittimo per la Costituzione libica, la quale indica come sedi possibili per il Governo nazionale solo la capitale Tripoli o, in alternativa, la città di Bengasi, il Governo di Tobruk, non si sa perché, è stato riconosciuto a livello internazionale. Peccato però che il mandato concessogli dall’ONU sia scaduto il 20 ottobre scorso e da allora esso continui a riunirsi per auto-proclamazione.

Il Governo di Tobruk controlla un lembo ristretto di territorio, al confine con l’Egitto, e spesso i suoi rappresentanti si riuniscono proprio nel Paese vicino, dimostrando così quanto poco potere reale esso abbia sul territorio libico.

La domanda ora è perché l’ONU, che si sta adoperando con tanto zelo per la realizzazione di un Governo di unità nazionale attraverso il suo inviato Martin Kobler, continua a riconoscere il Governo di Tobruk, il cui mandato è ampiamente scaduto e che non sembra affatto favorevole alla creazione di questo nuovo Governo?     

 

3) Il governo mai nato dalle dune dell’Oman

A dicembre si era accesa la speranza di poter realizzare un Governo di unità nazionale non per intermediazione della comunità internazionale, ma grazie ad un’intesa diretta Tripoli-Tobruk.

In molti avevano sperato nella ratificazione di questo accordo che avrebbe segnato il primo passo di un processo di dialogo Libia-Libia per la riunione del Paese.

Nuri Abu Sahmain, presidente del Congresso Nazionale Generale (GNC) di Tripoli, e Aguila Salah, il presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk, contrari a una risoluzione politica della situazione libica sotto la supervisione dell’Onu, si sono incontrati dapprima a Malta il 15 dicembre, poi in Oman il 23 dicembre.

Ma che fine hanno fatto? Non si sono più avute loro notizie e la speranza di un’intesa Tripoli-Tobruk sembra affondata nelle dune dell’Oman.

Accordo Libia - Sahmain e Saleh
Nuri Abu Sahmain e Aguila Salah a Malta il 15 dicembre 2015.

4) Il Governo di unità nazionale voluto dall’ONU

Da quando è stato nominato inviato dell’ONU per la Libia, il tedesco Martin Kobler non si è fermato un attimo e ha continuato, passo dopo passo, a intessere relazioni diplomatiche e a mediare tra le parti per giungere al tanto agognato obiettivo di un Governo di unità nazionale.

Invitati i rappresentanti di Tripoli e di Tobruk in Marocco, il 17 dicembre scorso a Skhirat Kobler li ha guidati alla sottoscrizione di un accordo per un Governo di Unità Nazionale, guidato da Fayez Al Sarray, deputato di Tobruk originario di Tripoli.

Da quel giorno ha continuato a lavorare per stendere la lista dei 32 ministri che andranno a comporre tale Governo, senza lasciarsi scoraggiare dalle continue difficoltà.

L’ultima, in ordine di tempo, è stata il rifiuto da parte del Governo di Tobruk di approvare la lista definitiva e dare il via al Governo di unità nazionale.

Con diplomatica imperturbabilità Kobler si è dichiarato comunque soddisfatto degli sforzi compiuti, ma ad un passo dall’obiettivo qualcosa, ancora una volta è andato storto.
Di certo l’approvazione di un Governo di unità nazionale è un passo delicato, che ha bisogno dei tempi della diplomazia e del più ampio supporto possibile. Per questo Kobler preme senza spingere, tirando con equilibrio le fila di due fazioni contrapposte. Del resto Kobler sa benissimo che la soluzione diplomatica è l’unica possibile qui in Libia, dove un intervento militare esterno scatenerebbe la rivolta, questa sì unitaria, di tutto il popolo libico.

I delegati di Tripoli e Tobruk il 17 dicembre 2015 a Skhirat (Marocco) hanno firmato l'intesa per un governo di unità nazionale sotto l'egida dell'ONU (Xinhua/Zhang Yuan)
I delegati di Tripoli e Tobruk il 17 dicembre 2015 a Skhirat (Marocco) hanno firmato l’intesa per un governo di unità nazionale sotto l’egida dell’ONU (Xinhua/Zhang Yuan)

5) La maschera del generale Haftar

Cosa ha bloccato il Governo di Tobruk dall’approvare il Governo di unità nazionale proposto da Kobler? In fondo la lista dei ministri proposta è stata calibrata proprio per accontentare entrambe le fazioni, assegnando i dicastri ora a uomini di Tripoli, ora a uomini di Tobruk, in un equilibrio millesimale.

Come Ministro della Difesa, per esempio, è stato proposto Al Mehdi Al Barghathi, uomo di Tobruk, esponente dell’esercito libico che ha quindi operato anche sotto Gheddafi, ma che per la sua serietà è apprezzato anche a Tripoli.

La nomina di Al Barghathi ha però posto la questione di quale ruolo affidare al generale Khalifa Haftar, finora capo di Stato Maggiore del Governo di Tobruk, anch’egli ex generale dell’esercito di Gheddafi, ma responsabile negli ultimi anni di una campagna militare personalistica e dei bombardamenti che hanno raso al suolo la città di Bengasi.

La proposta di confermare il generale Haftar nel suo ruolo ha scatenato le reazioni di molti, tra le quali la più inaspettata e sconcertante è stata la reazione di Mohammed Al Hijazi, portavoce del generale Haftar, il quale in diretta televisiva ha accusato l’alto ufficiale di essere un corrotto e un criminale, di aver causato la morte di molte donne e bambini bombardando le case dei civili, di aver messo i propri figli nei posti di comando per poter trarre profitto personale dal traffico di armi e di aver rallentato l’avanzata dell’esercito contro l’ISIS perché è in realtà alleato con i terroristi.

Mohamed Al Hijazi, ex portavoce del generale Haftar.
Mohamed Al Hijazi, ex portavoce del generale Haftar.

Dopo tali accuse Hijazi si è ovviamente dimesso dal suo ruolo di portavoce di Haftar e ha riunito 20 alti ufficiali in un nuovo consiglio militare che attende ora la ratifica del Governo di Tobruk per operare. Dal canto suo, Aguila Salah, presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk, ha istituito una commissione di inchiesta per verificare le accuse di Hijazi contro Haftar, ma è chiaro che il Governo di Tobruk si trova ora a dover fare i contri con questo scandalo interno e forse non sarà disponibile a nuovi incontri diplomatici con Tripoli prima di aver risolto la questione.

Io non sono in grado di fare previsioni sulla realizzazione di un Governo di unità nazionale qui in Libia, ma sono molto contento che finalmente sia stata svelata pubblicamente la vera natura sanguinaria del generale Haftar, che qualcuno aveva perfino indicato come baluardo della Libia contro l’ISIS, ma che ora si rivela per quello che è sempre stato.

 

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