Finalmente dopo un anno torno a scrivere su questo blog.

È stato un anno intenso, sia per me sia soprattutto per la Libia.

L’avvenimento più significativo di quest’anno è stato senza dubbio l’assalto vittorioso da parte dei Thuwar a Sirte e la sconfitta dei terroristi dell’ISIS.

Da maggio fino ai primi di dicembre, infatti, si è svolta una lunga battaglia che ha visto da una parte i terroristi islamici asserragliati nella città natale di Gheddafi, e dall’altra le milizie Thuwar di Misurata e Tripoli.

Dopo lunghi mesi di scontri, e grazie all’intervento dei bombardamenti statunitensi, alla fine i Thuwar hanno vinto e hanno battuto i terroristi, uccidendone quasi 4000.

Dal mio punto di vista questa è stata una vittoria molto importante per diverse ragioni:

  • innanzitutto perché si tratta di una pesante sconfitta per le posizioni dell’ISIS,
  • perché circa 4000 terroristi sono stati uccisi alle porte dell’Italia e dell’Europa,
  • e perché tutto questo è avvenuto grazie al coraggio di milizie volontarie, quali sono le milizie Thuwar, e non di un esercito nazionale arruolato con leva obbligatoria.

Ecco dunque chi ha sconfitto l’ISIS in Libia: le milizie Thuwar!

Chi ha battuto l’ISIS qui in Libia non è stato dunque un contingente militare straniero o sovranazionale, e di certo non il general Haftar, che dichiara invece di voler liberare la Libia dai terroristi ma, invece di affrontare l’ISIS, se la prende con la popolazione inerme di Bengasi.

A questo proposito c’è da chiedersi infatti perché il generale Haftar, che pure controlla il territorio che va da Derna a Sirte, non abbia fatto nulla quando i terroristi, messi in fuga dai Thuwar di Derna, hanno attraversato il deserto per dirigersi a Sirte.

Forse la loro lunga fila di fuoristrada sventolanti enormi bandiere nere non era ben visibile nel deserto? Era forse un bersaglio difficile per i mig del generale che sorvolano costantemente i cieli di Bengasi carichi di bombe?

Le mire del generale sono ben altre e sono palesi. Haftar vuole prendere il comando della Libia, occupando prima Bengasi e poi attaccando Tripoli e per questo non ha fatto nulla in concreto per contrastare la presenza terroristica in Libia.

Eppure ciò che egli racconta alla stampa europea è ben altro. Basta leggere ciò che ha detto nella recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale afferma di combattere l’ISIS fattivamente.

La realtà è che il generale Haftar è sostenuto dal regime egiziano di Al Sisi, dagli Emirati Arabi e dalla Francia che evidentemente punta ai vantaggi economici che il petrolio e il gas della Libia possono offrire.

Questo per me è molto chiaro. Quello che invece non capisco è: perché la stampa italiana continua a dare voce agli interessi francesi invece che a quelli italiani?

In fondo anche l’Italia ha degli interessi economici qui in Libia e molti di più ne potrebbe avere!

Come sappiamo, infatti, gli italiani sono sempre stati in buoni rapporti con la Libia e anche oggi i libici sono molto ben disposti nei nostri confronti, sempre pronti a fare affari con le imprese italiane.

Eppure la stampa italiana sembra sottolineare solo le cose che non funzionano e che vanno male qui il Libia, o rilancia le notizie che arrivano dalla Libia stando molto attenta a non opporsi al generale Haftar (non sia mai che i cugini d’oltralpe si arrabbino!).

Ne è un esempio l’ultimo articolo di Repubblica in cui l’operato della polizia di Tripoli, che ha svolto l’inchiesta su un’autobomba parcheggiata vicino all’ambasciata italiana e ha identificato gli attentatori, invece di essere apprezzato per efficienza e rapidità, viene messo in dubbio.

Dal mio punto di vista, invece, l’unico dubbio è cosa ci guadagna la stampa nazionale ad appoggiare gli interessi economici altrui.

Perché i giornali italiani alimentano l’idea che qui in Libia stia crescendo un forte sentimento anti-italiano? Perché fanno credere che a Tripoli gli italiani siano malvisti e perfino in pericolo?

Perché i giornalisti non vengono di persona qui a vedere? Si accorgerebbero che la realtà è ben diversa!

Milizie Thuwar vittoriose a Sirte.

Come ho detto in altre occasioni, infatti, Tripoli è una città sicura, costantemente pattugliata dalle milizie Thuwar che, pur con i loro limiti, fanno del loro meglio per garantire ordine e sicurezza. Di certo a Tripoli nel 2016 non c’è stato un solo morto per terrorismo. Si può dire altrettanto di altre capitali europee?

Certamente ci sono zone della Libia afflitte dalla guerra e devastate dai bombardamenti, ma Tripoli è una città viva, dove la gente esce, i caffè sono pieni e le piccole attività sono in espansione.

Chi diffonde notizie contrarie, palesemente false, evidentemente ha altri scopi e ha tutto l’interesse affinché all’esterno si abbia della Libia un’immagine di pericolo e instabilità.

L’immagine, insomma, di un paese da sedare, un popolo ribelle da soggiogare sotto la mano forte di un nuovo dittatore. A sentire queste voci, il generale Haftar sarebbe dunque la soluzione al “problema libico” e un suo intervento armato a Tripoli sarebbe perfino giustificabile.

Chi la pensa così, però, non fa i conti con il popolo libico, che dal 2011 ha alzato la testa e ha capito di non aver bisogno di un padrone, che sia in caftano o in divisa militare. I libici hanno conquistato la propria libertà e ora se la tengono stretta.

La Libia ha bisogno di aiuto e sostegno da parte dei paesi europei, ha sicuramente bisogno di investimenti per far (ri)partire le attività industriali e commerciali, ha forse bisogno anche di una guida per impostare istituzioni democratiche trasparenti e solide, ma non ha bisogno di un nuovo colpo di Stato, non ha bisogno di un dittatore.

Se dunque l’Italia volesse, trarrebbe grossi vantaggi dall’investire nella ripresa della Libia, ma per farlo dovrebbe sostenere la rinascita di questo paese sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista della comunicazione, dando voce alla parte positiva della Libia, la Libia che si riorganizza, la Libia che ricostruisce un paese distrutto, la Libia che rinasce dalle ceneri di un regime totalitario e si reinventa.

La Libia che combatte l’ISIS. E vince.

CONDIVIDI

1 commento

LASCIA UN COMMENTO