L’ultima trovata della comunità internazionale per tentare di fermare il traffico di migranti da parte degli scafisti è il varo dell’Operazione Sofia, lanciata un mese fa dopo l’approvazione da parte dell’Onu.

Bene, questa ennesima operazione militare con enorme dispiego di mezzi e uomini non servirà a niente. Di sicuro non fermerà le tribù che qui in Libia organizzano la tratta dei migranti.

Perché non è in mezzo al mare o, peggio, con i centri accoglienza e smistamento sulle coste di arrivo, che si può pensare di risolvere il problema degli scafisti.

Il problema va risolto a monte, nei paesi dove infuria la guerra dalla quale le persone scappano e nei paesi da cui partono i barconi della disperazione.

 

Da dove partono i migranti in Libia

Qualcuno pensa che è difficile fermare l’esodo all’origine perché sono troppi i luoghi da cui arrivano i migranti e troppo lunghe le coste dalle quali partono gli scafisti. Niente di più falso.

Almeno per quello che riguarda le coste libiche le cose sono molto chiare.

L’intero tratto di mare davanti a Tripoli è controllato dalla Brigata Al Nawasi, per la quale lavoro io stesso, quindi posso affermare con assoluta certezza che da qui non parte nessun barcone. Spostandosi verso ovest si trova prima la città di Ez Zauia e poi, ancora più in là, la città di Zuara. È da qui che partono i barconi. E lo sanno tutti.

mappa della costa libica

La guardia costiera di Tripoli e quella di Zauia non possono andare a controllare la costa di Zuara perché sarebbe considerata una vera e propria invasione di campo, per di più da parte di città fra loro alleate.

Zuara, infatti, è una città berbera alleata del governo di Tripoli e Misurata. Queste tre città stanno impegnando molte risorse per combattere contro la tribù dei Warshefanna, che rappresenta l’esercito di Haftar nell’ovest del paese e che è composta da sanguinari fedelissimi di Ghedaffi.

Zuara è quindi guidata da un’amministrazione sensibile al problema dei migranti, ma da sola non lo può affrontare.

 

La soluzione al problema dei migranti in Libia è sotto gli occhi di tutti

I rappresentanti dell’Unione Europea devono venire qui in Libia e sedersi intorno a un tavolo per cercare una soluzione insieme al governo di Tripoli e all’amministrazione di Zuara.

Non ci sono alternative. Solo le autorità di Tripoli e Zuara, infatti, potranno poi trattare direttamente con le famiglie che controllano il traffico dei migranti, individuando tra di loro gli elementi disponibili a una collaborazione e colpendo gli altri.

Gli scafisti sono gente schifosa e senza scrupoli, trattano i rifugiati come bestie, stipandoli per mesi in baracche e tuguri in attesa dell’imbarco clandestino e poi mandandoli a morte certa in mezzo al mare senza nessun riguardo.

Tuttavia è chiaro che per loro non è altro che un “business”. Non lo fanno per motivi politici, lo fanno per soldi.

E allora la soluzione non può che essere economica.

Le operazioni come Sofia non avranno mai successo, ma una soluzione c’è ed è sotto gli occhi di tutti.

L’Unione Europea dovrebbe allestire a proprie spese campi di raccolta e riconoscimento profughi direttamente qui in Libia, in accordo con il governo di Tripoli e la città di Zuara.

I migranti si fermerebbero in questi centri per qualche settimana, riceverebbero cibo e assistenza, i loro documenti verrebbero controllati e, una volta assicurato il loro status di rifugiato o semplicemente di cittadini liberi di muoversi, con pochi soldi potrebbero acquistare un regolare biglietto aereo per il paese europeo preferito, invece di dare migliaia di euro a scafisti senza scrupoli.

A quel punto si creerebbe la voce che in Libia ci sono controlli severi, per cui quelli che non hanno le carte in regola per espatriare non arriverebbero nemmeno più.

ANSA/GIUSEPPE LAMI
ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

Una soluzione efficace ma dai risvolti scomodi

Una volta stabilito un accordo economico con il governo di Tripoli e Zuara saranno poi questi ultimi a individuare i clan disponibili tra quelli che detengono il controllo sul mercato dei migranti e a trattare con loro.

Gli anziani delle famiglie assegneranno poi il lavoro ai loro membri, reclutandoli proprio come guardie dei campi e distribuendo loro soldi e benefit.

Adeguatamente remunerati e magari dotati perfino di una divisa di ordinanza che li faccia entrare meglio nella parte, gli ex scafisti si trasformerebbero in controllori ligi e affidabili, degni della migliore polizia europea, così come è già accaduto anni fa, ai tempi degli accordi tra Berlusconi e Gheddafi, quando i libici hanno dimostrato di sapersi trasformare in guardie efficienti e di saper garantire sicurezza e protezione in cambio di un’equa ricompensa.

In effetti per loro è solo una questione di soldi. Se ricevessero uno stipendio pari o superiore a quanto guadagnano facendo gli scafisti facendo invece i gendarmi dei campi di raccolta, per loro sarebbe anche meglio.

Per noi, invece, sarebbe un risparmio enorme, perché allestire campi di raccolta e pagare gendarmeria locale costerebbe molto meno di tutto quello che spendiamo per tutte le missioni militari di pattugliamento e salvataggio, tra dislocamento di navi da guerra, addestramento di corpi speciali, costi di intelligence e di logistica.

Sarebbe un risparmio e sarebbe anche la soluzione più veloce. E invece la proposta di risolvere la questione mettendo mano al portafoglio e offrendo ai trafficanti dei soldi scandalizza e fa arricciare molti nasi.

Ma perché?

Cosa hanno fatto in passato i governi D’Alema e Berlusconi quando hanno parlato con Gheddafi? Non gli hanno forse promesso e dato dei soldi (in opere pubbliche, accordi commerciali o altro)? La strada che collega Tripoli a Misurata, ad esempio, anche se non completata, è stata fatta da Impregilo ed è stata pagata dal governo italiano, un vero e proprio regalo da parte di Berlusconi in cambio di “tranquillità” in mare.

E ha funzionato. Anche fin troppo bene.

L’accordo tra Berlusconi e Gheddafi, infatti, aveva svuotato i centri accoglienza di Lampedusa perché dalla Libia non partiva più nessun clandestino, ma aveva anche negato l’arrivo in Italia a chi ne aveva tutto il diritto.

Sulla falsariga di quell’accordo oggi si dovrebbe quindi usare i libici come guardie (ruolo nel quale hanno dimostrato di sapersi calare molto bene) ma costruendo centri di accoglienza moderni e funzionali in terra libica gestiti dall’Europa.

strada asfaltata nel sud della Libia
Una strada asfaltata nel sud della Libia.

 

La soluzione si trova se c’è la volontà

La soluzione dei campi di raccolta organizzati e supervisionati dall’UE ma gestiti in loco da personale libico retribuito è l’unica soluzione davvero efficace che garantirebbe il rispetto dei diritti umani ed eliminerebbe totalmente il problema dei barconi dalla Libia.

È una soluzione di una semplicità disarmante, economica e veloce, eppure nessuno la propone, nessuno la valuta.

Al contrario, si sentono ogni tanto uscire, anche da rappresentanti delle istituzioni, proposte assurde come quella di bombardare i barconi o di mandare gli incursori, come se fossimo in un war game.

Ma chi spara queste sciocchezze ha idea di quanto costerebbero?

E questa volta non parlo solo a livello economico. Certo, addestrare, armare e inviare corpi speciali avrebbe dei costi altissimi, ma il prezzo da pagare sarebbe soprattutto in termini di relazioni internazionali definitivamente compromesse, con buona pace delle centinaia di aziende italiane che avevano stretto contratti commerciali con la Libia e sono ancora in attesa di poter rientrare a lavorare.

Allora, a sentire certe proposte, c’è da chiedersi se ci sia davvero la volontà di trovare una soluzione o non piuttosto non faccia comodo che le cose restino così.

Il problema dei barconi di migranti mandati ad affondare in mezzo al Mediterraneo è un problema concreto e reale, ma finché qualcuno non verrà qui in Libia a discutere seriamente con le autorità locali riconosciute, il problema non sarà mai risolto.

 

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4 COMMENTI

  1. Ho vissuto in Tunisia per 5 anni, spesso mi sento via skype con amici che sono lì a Tripoli e posso confermare il 99% di ciò che dici. Mi sembri un uomo di mondo (mi permetto di parlarti così perché siamo coetanei) e capisci da solo che, se si facessero questi giusti e sacrosanti accordi, crollerebbe tutto il castello di carte (nel vero senso della parola) del business dei migranti (hotel mense etc). Quindi cui prodest mettere ordine? Ti stimo molto perché so cosa vuol dire vivere in quelle zone (pensa che io ho vissuto tutta la rivoluzione dei gelsomini stando nel mondo arabo insieme alla mia famiglia) soprattutto se si fanno esperienze come la tua!
    Ti faccio i miei migliori auguri.

    • Caro Anselmo, ti ringrazio del tuo commento e faccio i miei complimenti a te e a tutta la tua famiglia per aver “attraversato” la Rivoluzione dei Gelsomini dalla quale il tutto è partito. Sì, la situazione della Libia è raccontata letteralmente montando vecchie immagini fuori contesto in modo che confermino le assurdità dette al momento. Ieri, per esempio, ho visto un servizio andato in onda su un canale Rai in cui mostravano una Tripoli tranquillissima come risposta all’accordo ONU. BEne: Tripoli era tranquilla anche prima dell’accordo e, se lo è, non è certo per merito di quell’accordo!
      Da 10 mesi filmo e racconto la tranquillità di questa città, ai cui abitanti l’accordo ONU interessa un decimo di quanto gli interessi il prossimo match Itthihad-Ali Club.
      Teniamoci in contatto.

  2. Con piacere. Se mi lasci la tua email, quando capiterò a Tripoli ( perché ci capiterò) ti vengo a trovare e prendiamo un the insieme. In bocca al lupo.

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